L’ombra del Vento

L’ombra del Vento

Dopo un sacco di tempo, e dopo la riv­o­luzione coper­ni­cana dovuta al lietis­simo arrivo della pic­cola Fed­er­ica, sono rius­cito a leg­gere un libro che la mia stella mi ha regalato qualche tempo fa. Ed è stato un regalo estrema­mente gra­dito: ho finito di leg­gere uno dei migliori romanzi non di fantascienza/fantasy che abbia letto negli ultimi tempi. Come avrete immag­i­nato dal titolo di questo post trat­tasi de L’ombra del vento di Car­los Ruiz Zafón.

Al fine di evitare gli spoiler non rac­con­terò nulla della trama, che comunque vede un ragazz­ino, Daniel Sem­pere, adden­trarsi nei seg­reti della vita di uno scrit­tore “maledetto”, Julian Carax. Nella ricerca spas­mod­ica di infor­mazioni su questo autore, Daniel sco­prirà cose che cam­bier­anno rad­i­cal­mente il corso della sua vita.

Ma la cosa che mi ha affas­ci­nato più di tutte le altre è il ruolo da pro­tag­o­nista che hanno i libri. Il cimitero dei libri per­duti, mist­ico luogo dove ven­gono con­ser­vati i libri che nes­suno più ricorda, è una delle immag­ini più roman­tiche e forse in parte deca­denti che abbia letto nel recente pas­sato. Car­los Ruiz Zafón è rius­cito a coni­u­gare amore, intrigo, vio­lenza con una visione roman­tica della let­tura e della scrit­tura, dell’approccio con il mondo e alla vita.

Le vite quasi par­al­lele, sep­pur con anni di dis­tanza, di Daniel e di Julian sono un po’ lo spec­chio delle vite di ognuno di noi, con alti e bassi, bassezze e atti eroici.

I per­son­aggi, trat­teggiati con una dovizia di par­ti­co­lari e con una pro­fon­dità che li ren­dono vivi, sono tutt’altro che scon­tati. Il libro si las­cia divo­rare senza sosta, carico di colpi di scena e di sorprese.

Un 10 e lode.

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